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Immagina questa scena: un CFO entra in una sala riunioni e chiede: “Perché dovremmo aumentare il nostro budget dedicato alla CX quando il nostro obiettivo è la crescita dei ricavi?”
Nella maggior parte delle organizzazioni, questa domanda scatena un tentativo di giustificazione dei costi. Al contrario, nelle aziende più visionarie apre una discussione completamente diversa: una conversazione sull’espansione del mercato, sul potere di stabilire i prezzi e sulla differenziazione competitiva.
La differenza? Queste organizzazioni hanno smesso di trattare la Customer Experience come un spesa da contenere e ora la percepiscono come il loro principale motore di crescita.
A livello di vertici aziendali oggi sta accadendo qualcosa di interessante. Secondo il report “Lo Stato della Customer Experience”, la metà dei responsabili CX riferisce ora direttamente al CEO, anziché essere subordinata esclusivamente alla direzione operativa. Non si tratta di un semplice riassetto organizzativo, ma del riconoscimento che nell’attuale experience economy, l’eccellenza del servizio influisce direttamente sulla creazione di valore per l’azienda.
Ormai i clienti giudicano un brand non solo in base a ciò che fa, ma anche in base a come si sentono quando interagiscono con esso. In tale scenario, le interazioni dovrebbero essere sempre contestualizzate, fluide ed emotivamente intelligenti, indipendentemente dal canale su cui si svolgono.
Considera che l’82% dei consumatori ritiene che il valore di un’azienda sia pari a quello del suo servizio. Non si tratta più solo di sondaggi di soddisfazione o di Net Promoter Score (NPS), ma di un valore fondamentale per l’azienda.
Quando tre quarti dei consumatori affermano di acquistare più spesso da brand che personalizzano le loro esperienze e più della metà si dichiara disposta a pagare di più per questo, non stiamo più parlando di un centro di costo. Stiamo parlando di un acceleratore di ricavi.
Eppure persiste ancora un divario. Mentre il 96% dei responsabili CX ritiene di offrire esperienze personalizzate, solo il 42% giudica davvero eccezionale la propria personalizzazione. Questo divario non è semplicemente da considerare un problema, benì un potenziale di guadagno non sfruttato.
In questo momento, stiamo assistendo a un paradosso affascinante. I responsabili della CX prevedono di destinare un terzo dei loro budget a tecnologie basate sull’AI nel prossimo anno, un cambiamento significativo nella allocazione degli investimenti che richiede un ritorno orientato alla crescita. E, secondo un sondaggio Genesys più recente, il 91% ritiene che l’AI agentica trasformerà il modo in cui offrono le esperienze.
Ma c’è un aspetto che dovrebbe preoccupare ogni responsabile CX: solo il 31% di quegli stessi responsabili CX intervistati ha implementato framework di governance dell’AI completi.
Questa assenza di governance crea un momento strategico unico. Le organizzazioni in grado di implementare l’AI in modo trasparente e ben regolamentato non si limiteranno infatti a migliorare la propria efficienza: conquisteranno anche il valore associato alla fiducia dei clienti in un mondo ancora scettico nei confronti dell’AI.
Quando l’81% dei consumatori dichiara di non preoccuparsi se a risolvere il proprio problema sia un essere umano o l’AI, purché venga risolto rapidamente e completamente, emerge una chiara opportunità: padroneggiare le basi, instaurare la fiducia… e vedere i ricavi seguire.
La maggior parte delle organizzazioni considera il divario tra le proprie capacità e le aspettative dei clienti come un problema da risolvere. Quelle innovative la vedono invece come una roadmap già pronta per gli obiettivi di crescita.
Analizziamo le esperienze omnicanale. Nonostante il 97% dei consumatori sostenga l’importanza di poter passare da un canale all’altro in modo fluido, solo il 16% delle organizzazioni ha conseguito una vera integrazione. Ogni punto di attrito in queste transizioni non rappresenta solo un’insufficienza del servizio: è una perdita di fatturato. Quando oltre la metà dei consumatori ha risposto che abbandonerà il proprio brand preferito dopo sole tre interazioni negative, non ci sono dubbi:
eliminare i momenti di attrito significa alimentare la crescita,
senza dimenticare la leva della personalizzazione. Quando i brand offrono esperienze costantemente personalizzate, il 77% dei consumatori si traforma in un promotore attivo, il 74% aumenta la frequenza di acquisto e il 55% è disposto a pagare prezzi più alti. Non si tratta di un miglioramento incrementale, ma di una trasformazione dell’intero modello di ricavi.
Passare da una logica di contenimento dei costi a una logica di crescita richiede ben più di un semplice cambiamento di mentalità. Richiede una vera e propria strategia.
Tutto parte dagli indicatori giusti, quelli che contano per la dirigenza. Quando i miglioramenti dell’esperienza offerta ai clienti sono direttamente collegati a indicatori come il Customer Lifetime Value (CLV), l’investimento nella CX appare come una scelta ovvia.
Nel contempo è necessario costruire un’infrastruttura di fiducia ancor prima che se ne presenti la necessità. Ecco che mentre l’87% dei responsabili CX si preoccupa delle sfide normative legate all’AI, le organizzazioni che hanno già una governance dell’intelligenza artificiale solida e trasparente conquisteranno anche i consumatori più scettici.
L’orchestrazione dell’esperienza agisce da moltiplicatore di ricavi. Quando i clienti passano da un canale all’altro senza problemi, quando l’AI anticipa i loro bisogni e quando la personalizzazione non richiede particolari sforzi, è allora che i singoli miglioramenti si sommano in una crescita esponenziale.
Infine, va calcolato il costo dell’inazione. Nell’ultimo anno, il 30% dei consumatori ha abbandonato un fornitore a causa di un servizio scadente. Ogni giorno senza investimenti strategici nella CX rappresenta quindi una perdita di ricavi misurabile. E quando un terzo dei clienti condivide attivamente di aver vissuto un’esperienza negativa, non fare nulla si rivela la decisione più costosa.
I dati sono chiari. In un’economia in cui l’esperienza è il principale elemento di differenziazione, non può esserci una via di mezzo. O le organizzazioni investono nella CX come leva di crescita o perdono il loro vantaggio competitivo a favore di chi invece lo fa.
Quando i consumatori associano direttamente il valore di un’azienda alla qualità del suo servizio, quando le esperienze personalizzate giustificano prezzi superiori e quando l’AI promette di trasformare ogni interazione con il cliente, il tema non è più se investire nella CX. La domanda è se tale investimento è inquadrato in una logica di contenimento dei costi costi o di crescita dei risultati.
Le organizzazioni che considerano l’investimento nella CX come il loro principale motore di crescita non si limiteranno a sopravvivere nella experience economy, ma prospereranno.
Pronto a trasformare la tua CX da centro di costo a motore di crescita? Leggi la Guida all’acquisto 2026 per AI e CX per scoprire come puoi evolvere la tua Customer Experience con tecnologie basate sull’AI.
Salvo diversa indicazione, le statistiche citate sopra derivano dal report di Genesys “Lo Stato della Customer Experience”, basato su un sondaggio condotto su 5.232 consumatori e 1.181 responsabili CX.
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